Correre di Jean Echenoz

Correre di Jean Echenoz

aprile 4, 2018 0 Di wp_1342024

Correre di Jean Echenoz, 2009 Adelphi. Pagine 148

Correre di Jean Echenoz è stata una piacevola lettura cui sono arrivato per caso scorrendo il titolo nell’elenco degli ultimi volumi pubblicati che si trova alla fine de “La mia famiglia e altri animali” di Gerald Durrell… Due libri che non hanno nulla in comune se non l’editore italiano: Adelphi. Adoro questi elenchi fatti di autori e titoli che stuzzicano oltremodo la mia fantasia. Rapide immagini si rincorrono nella mia mente soprattutto quando mi imbatto in titoli mai sentiti prima e in misura ancora maggiore quando l’autore mi è sconosciuto del tutto. In questo caso sia il titolo che l’autore (nuovi per me entrambi) avevano fatto scattare in me qualcosa che mi ha portato il giorno dopo in libreria. L’ho comprato e tenuto per un po’ sul comodino (dovevo ancora finire di leggere La mia famiglia e altri animali), per poi riprenderlo una sera in cui non avevo nulla da leggere. Finito il primo capitolo ho intuito che avevo tra le mani uno di quei libri che mi avrebbe tenuto sveglio, e così è stato. Le 148 pagine mi hanno tenuto compagnia fino alle due del mattino, poco più di due ore in compagnia di Emil Zatopek e della storia della sua vita che Echenoz riassume nella frase che chiude il libro in maniera esemplare, quando finalmente dopo aver firmato la sua autocritica con la quale ammette tutti i suoi errori del passato (aver rilasciato un intervista in cui dice la sua sull’occupazione militare in Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica) Zatopek viene a sapere che finalmente il purgatorio è finito e che gli viene assegnato un posto dii Archivista nei sotterranei del Centro di documentazione sullo sport:
“Bene, dice il mite Emil, Archivista, probabilmente non meritavo di meglio”.

Il libro comincia con l’occupazione tedesca in Moravia in piena II guerra mondiale e si chiude con l’occupazione sovietica in Cecoslovacchia e ci racconta quarant’anni di storia semplicemente attraverso le gesta di un eroe della corsa del secolo passato.
Chiudo con l’incipit del libro che è il trampolino da cui ci si tuffa per immergersi in una lettura che non ammette interruzioni:
“I tedeschi sono entrati in Moravia. Sono arrivati a cavallo, in macchina, in motocicletta, in camion ma anche in carrozza, seguiti da unità di fanteria e da colonne di rifornimento, poi da qualche semicingolato di piccola taglia e poco altro. E’ ancora presto per vedere i grandi Panzer Tiger e Phanter guidati da carristi in divisa nera, colore che si rivelerà assai pratico per nascondere le macchie d’olio. Alcuni Messerschmitt monomotore da ricognizione di tipo Taifun sorvolano l’operazione, ma hanno solo il compito di assicurarsi dall’alto che tutto fili liscio, non sono neanche armati. E soltanto una piccola annessione senza tante storie, per ora non è la guerra vera e propria. Diciamo che i tedeschi arrivano e si insediano, tutto qua.